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Ricette: la macedonia

palermo,turismo,news,notizie,sicilia,estate,mare, macedonia, cucina, ricetteLa macedonia è un fresco dessert preparato con frutta di stagione ideale da servire a fine pranzo o come genuina merenda.  Può essere preparata con qualsiasi tipo di frutta a seconda del periodo dell’anno in cui ci si trova. Un ottimo consiglio per servire la vostra…

macedonia è sistemarla nella calotta di un melone scavato in modo da avere una presentazione assai scenografica. Utilizzate il succo di un limone, dello zucchero semolato e qualche fogliolina di menta per arricchire e profumare ulteriormente la vostra macedonia.

INGREDIENTI:

  • Ananas
    150 gr
  • Banane
    150 gr di polpa
  • Fragole
    200 gr
  • Kiwi
    200 gr
  • Limoni
    il succo di uno
  • Melone
    100 gr di polpa
  • Zucchero
    semolato 40 gr

Per preparare la macedonia, iniziare tagliando a metà il melone, in senso perpendicolare rispetto alle venature, svuotatelo con un cucchiaio dei semini interni e con l’apposito attrezzo ricavate delle palline dalla sua polpa. Con un cucchiaio scavate bene l’interno del melone, e potrete poi utilizzare la buccia come simpatico contenitore per la vostra macedonia. Pulite l’ananas e riducete la polpa a cubetti.

Sbucciate i kiwi e tagliate anch’essi a piccoli cubetti, poi lavate bene le fragole, privatele del picciolo verde e tagliatele a metà o in quarti. In ultimo sbucciate le banane e tagliatele a rondelle non troppo sottili. Una volta aver tagliato tutta la frutta Versatela all’interno di una ciotola e mescolatela delicatamente.

Ricavate il succo da un limone e aggiungetelo alla frutta, unite poi anche lo zucchero e mescolate ancora delicatamente. Lasciate riposare la macedonia per circa un’ora. (GialloZafferano)

Vino falso, glucosio al posto dell’uva. 11 arresti: venduti 285mila ettolitri

QUADRO NEWS.pngLa guardia di finanza di Palermo ha eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare in carcere fra Napoli, Palermo, Catania, Trapani, Caltanissetta, nei confronti di persone accusate di aver fatto parte di una associazione per delinquere. La banda, dal 2005 al 2007, avrebbe commercializzato a…

prezzi concorrenziali «285 mila ettolitri di vino prodotto non con uve ma con altri prodotti, come il glucosio, spacciandolo come vino di pregio, traendo in inganno i consumatori e con grave danno per gli operatori del settore».

Le indagini sono partite dal sequestro, nel porto di Palermo, di una cisterna piena di glucosio destinata a una ditta «fantasma», ma in realtà diretta alle aziende responsabili della frode. Il liquido «sucrosweet», viene utilizzato di solito nell’industria alimentare. Nell’ambito della stessa indagine, è stata accertata inoltre l’indebita percezione di aiuti comunitari per 600 mila euro. La frode in commercio e la truffa all’Unione Europea sono i reati contestati agli indagati.

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Caltagirone, culminata nell’operazione «Non solo vino», è durata circa tre anni: il vino, spacciato per prodotto di pregio, non era nocivo, ma di bassissima qualità. Il materiale sequestrato a Palermo proveniva da Napoli ed era destinato ad una società del Marsalese. Le indagini hanno accertato che la società era inesistente e che il prodotto era in realtà destinato ad una cantina vinicola di Mazzarrone, in provincia di Catania, che ha prodotto ingenti quantitativi di «pseudo vino» ricavato con tecniche di sofisticazione e l’utilizzo di glucosio, vinacce ed acqua che, una volta imbottigliato, è stato immesso in commercio a prezzi concorrenziali sul mercato locale e straniero con l’ulteriore intento di ottenere ingenti contributi comunitari quali aiuti alla produzione.

La frode è stata resa possibile grazie ad un sistema messo in atto da una società per azioni napoletana di rilevanti dimensioni produttrice di glucosio tipo «sucrosweet» che tra il 2005 e il 2007 ha inviato 8.717 tonnellate di questo prodotto a diversi operatori del settore vinicolo delle province di Trapani, Agrigento, Caltanissetta e Catania. (Corriere del Mezzogiorno)

In vendita primo pomodoro con triplo antiossidante

QUADRO NEWS.pngIl risultato sono una superpolpa e una superpassata di pomodoro con il piu’ elevato contenuto di licopene, ma anche caratterizzati da qualita’ organolettiche uniche, che possono essere acquistate sul mercato per la prima volta in Italia dove sono in vendita con il marchio Pomi’ L+.
Si tratta dell’unico pezzo di Parmalat salvato dalla…

  conquista straniera grazie all’acquisizione realizzata dagli agricoltori associati alle cooperative del CIO e del Consorzio Casalasco del Pomodoro per valorizzare la produzione italiana dal campo alla tavola.

A 150 anni dall’Unita’ d’Italia si tratta di una vera rivoluzione per il prodotto piu’ rappresentativo dell’identita’ nazionale e componente di base della dieta mediterranea, che ha garantito record di longevita’ agli italiani. “E’ possibile fare ricerca con risultati concreti che rispondono a reali esigenze dei produttori e dei consumatori senza ricorrere a metodi innaturali come la manipolazione genetica”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “e’ piu’ facile il trasferimento delle innovazioni dal campo alla tavola quando e’ piu’ diretto il rapporto tra produttori e consumatori come nel progetto della Coldiretti per ‘la filiera agricola tutta italiana’ che punta ad offrire prodotti al cento per cento italiani firmati dagli stessi agricoltori”.
“CIO ha aderito sin dall’inizio ad “Una filiera agricola tutta italiana” perche’ questo progetto di Coldiretti rappresenta non solo il nostro modo di fare filiera ma anche l’obiettivo principale del nostro essere cooperativa”, ha affermato Marco Crotti, Presidente del Consorzio Interregionale Ortofrutticoli (CIO. “Il superpomodoro e’ caratterizzato da un contenuto triplo di licopene che un prodotto del tipo alfa-carotene, che esercita un’azione preventiva nell’insorgenza dei tumori della prostata nel maschio e degli annessi nella femmina”, ha affermato il prof. Giorgio Calabrese docente di Alimentazione e Nutrizione Umana all’Universita’ Cattolica nel sottolineare che “la maggiore temperatura ne favorisce il maggior contenuto e il migliore assorbimento a livello intestinale”.

Per quasi la meta’ degli italiani (45%) la pasta al sugo di pomodoro e’ il simbolo culinario dell’Unita’ d’Italia che accomuna gli italiani a tavola del sud, del centro e del nord e batte, anche se di poco, la pizza che – sottolinea la Coldiretti – raggiunge il 39 per cento delle preferenze mentre percentuali residuali riguardano altri cibi che si sono affermati nella tradizione culinaria Made in Italy come il gelato, la bruschetta con l’olio extravergine d’oliva. (AGI)

Ricette: Uova alla greca

QUADRO NEWS.pngLe uova alla greca, coloratissimo e saporito antipasto a base di formaggio Feta, si preparano in pochissimi minuti e si possono conservare già pronte in frigorifero per un paio di giorni.
Fresche e gustose, le uova alla greca possono essere adagiate e servite su un lettino di insalata verde e guarnite o accompagnate da olive nere greche…

Per preparare le uova alla greca cominciate arrostendo e spellando il peperone (1), poi tagliatelo in filetti che ridurrete a cubetti molto piccoli. Fate quindi bollire 8 uova fino a che diventino sode (circa 8 minuti), poi fatele raffreddare (per velocizzare questa operazione mettetele sotto l’acqua fredda per qualche minuto).
 In una ciotola mettete il formaggio Feta tagliato a cubetti molto piccoli, i peperoni e le acciugne tritate finemente (2). Sgusciate le uova, tagliatele a metà per il lungo e privatele del tuorlo ormai sodo che aggiungerete al composto dopo averlo passato con uno schiacciaglio o tritato con una forchetta (3).

Aggiungete quindi anche il prezzemolo tritato (4) e mischiate in una ciotolina tutti gli ingredienti precedentemente sminuzzati, in ultimo aggiungete l’olio di oliva e il pepe (5); aggiustate eventualmente di sale, ma fate attenzione perché il composto è già molto saporito.
Riempite le cavità delle uova sode con il composto ottenuto (6), e mettetele in frigorifero in un contenitore con coperchio per almeno un’ora.
Al momento di servirle, adagiate le uova alla greca su di un lettino di colorata insalata mista o insalatina verde.

Al posto dei peperoni arrostiti potete usare anche dei filetti di peperoni sott’aceto, che renderanno il sapore del ripieno piuttosto acidulo. Se invece opterete per quelli sott’olio, ricordatevi di aggiungere meno olio d’oliva al composto quando lo amalgamerete al resto degli ingredienti.
 Un ottimo sostituito del formaggio Feta, per realizzare questa ricetta, è il Tofu. (giallozafferano.it)

INGREDIENTI:

Acciughe (alici)
4 filetti

Feta
100 gr

Olio
extravergine di oliva 3 cucchiai

Pepe
bianco a mulinello

Peperoni
rossi, 50 gr

Prezzemolo
tritato 2 cucchiai scarsi

Sale
q.b.

Uova
8

Ricette: Couscous ai frutti di mare

QUADRO NEWS.pngPreparate il cous cous mettendo in un tegame 270 ml di acqua, scaldatela e aggiungetevi mezza vaschetta di Cuore di Brodo Knorr Verdure, che insaporirà il cous cous e due cucchiai di olio extravergine di oliva. Portate ad ebollizione e versatevi il cous cous a pioggia, spegnete il fuoco e livellate il cous cous con il dorso di un cucchiaio. Lasciate riposare un paio di minuti, poi aggiungete il…

burro e fate cuocere a fuoco dolce per altri due minuti, sempre mescolando; quindi spegnete il fuoco e sgranate bene la semola servendovi di una forchetta. Nel frattempo mettete in un tegame due cucchiai di olio e una cipolla tritata finemente; fatela appassire, poi aggiungete i piselli e insaporite con mezza vaschetta di Cuore di Brodo Knorr Verdure, che conferirà alla verdura un gusto davvero unico. Fate stufare i piselli per circa 20 minuti in modo che non si spappolino ma risultino invece piuttosto croccanti, aggiungendo, poco alla volta e quando serve, dell’acqua bollente fino al temine della cottura. Lavate i pomodorini e tagliateli in quarti; tritate prezzemolo ed erba cipollina. Pulite bene vongole e cozze, togliendo a queste ultime il bisso (la barbetta che fuoriesce dalle valve) e lavandole poi sotto l’acqua corrente. Mettete le vongole in un tegame con un cucchiaio di prezzemolo tritato, metà della dose di vino bianco e mezzo spicchio d’aglio, poi coprite con un coperchio e lasciate che si aprano le valve per effetto del calore. Fate la stessa cosa in un tegame separato con le cozze. Spegnete il fuoco e separate i molluschi dal proprio guscio, quindi, con un colino a maglie fini, filtrate il brodo di cottura e ponetelo in una ciotola. Mettete in un tegame 4 cucchiai di olio e uno spicchio di aglio schiacciato, poi aggiungete le seppie che avrete precedentemente pulito e tagliato a rondelle, i molluschi sgusciati e i gamberetti che avrete lessato per 3 minuti in acqua bollente e sgusciato. Fate soffriggere qualche secondo, poi aggiungete il brodo precedentemente filtrato e lasciate cuocere per 10 minuti, aggiungendo se necessario poca acqua calda, in modo da terminare la cottura con un po’ di liquido residuo nei frutti di mare (2-3 cucchiai). Aggiungete quindi i pomodorini, e il prezzemolo. Ponete il condimento così ottenuto in una ciotola con il cous cous, aggiungete i piselli e l’erba cipollina, aggiustate di sale, pepate e, se volete, aggiungete un filo di olio extravergine di oliva crudo! (knorr.it)

Ingredienti

250g cous cous precotto
270ml acqua
1 vaschetta di Cuore di Brodo – Verdure
2 noci burro
2 spicchi aglio
1 cipolla
8 cucchiai olio extravergine di oliva
20 cozze
300g vongole
200g gamberetti
150g seppie
3 cucchiai prezzemolo tritato
1 cucchiaio erba cipollina tritata
Pepe macinato q.b.
200g pomodorini ciliegino
200g piselli
½ bicchiere vino bianco

Il pesce fa bene? Non sempre..

palermo,turismo,news,notizie,sicilia,estate,mare, salute, cucina, pesce«Non tutti i pesci sono uguali. E pure come li cuciniamo conta non poco». L’affermazione di Donald Lloyd-Jones, ricercatore del Dipartimento di medicina preventiva all’università di Chicago, può sembrare banale. Ma arriva dall’analisi della dieta di oltre 80mila donne seguite per quasi vent’anni e mette un punto fermo in tema di salubrità del pesce, onnipresente in…

 

qualsiasi regime dietetico che si rispetti perché ricco di acidi grassi “buoni” (i famosi omega-3) e in genere poco calorico. I dati raccolti da Lloyd-Jones sono chiari: chi pensa di mettere al riparo la salute mangiando pesce fritto sbaglia di grosso, perché in realtà sta mettendo a repentaglio cuore e vasi più di chi magari rinuncia al pesce, ma evita anche i fritti.

STUDIO – La ricerca condotta da Lloyd-Jones, pubblicata sulla rivista Circulation: Heart failure, ha coinvolto oltre 84mila donne in menopausa che partecipavano al Women’s Health Initiative Observational Study. In media avevano 63 anni e tutte avevano risposto a questionari sulla dieta ed erano state seguite dal 1991 al 2008: quasi vent’anni durante i quali si sono verificati circa 1800 casi di infarto. Il ricercatore ha pazientemente confrontato i dati delle vittime di infarto con quelli delle donne senza problemi di cuore, per vedere se vi fossero differenze nelle rispettive diete, soprattutto per quanto riguardava il consumo di pesce. Ebbene, le differenze ci sono eccome: chi consumava pesce fritto una volta alla settimana, ad esempio, vedeva crescere del 48 per cento la probabilità di infarto ed era in media più grassa, oltre che meno ligia a un’alimentazione sana. «Quando friggiamo il pesce non solo eliminiamo le buone qualità nutritive che lo contraddistinguono, ma gli “aggiungiamo” anche sostanze dannose prodotte durante il processo di cottura, ad esempio gli acidi grassi trans», spiega Lloyd-Jones.

TIPI DI PESCE – Le partecipanti allo studio che, invece, mangiavano spesso pesce al forno o alla griglia erano mediamente più sane e in forma rispetto alle altre; più raramente fumavano, soffrivano di diabete o avevano pressione alta o malattie cardiovascolari. Non basta: la loro dieta conteneva in media più frutta e verdura, più fibre e acidi grassi “buoni” da frutta secca e olio d’oliva ed era invece meno abbondante in acidi grassi trans. Il consumo di pesce cotto secondo metodi salutari, insomma, si assocerebbe a uno stile alimentare generalmente più sano e quindi anche a uno stato di salute migliore. «Mangiare spesso pesce al forno o alla griglia è una sorta di “indicatore” di una dieta benefica per diversi aspetti – osserva Lloyd-Jones –. Sicuramente, come dimostrano i nostri dati, il pesce cotto alla griglia o al forno previene le malattie cardiovascolari: è infatti un’ottima fonte di proteine magre. Un altro aspetto interessante dei nostri dati è la tipologia di pesce che pare conferire i migliori vantaggi in termini di salute cardiovascolare: non tutti i pesci infatti sembrano essere ugualmente protettivi. I più efficaci sono risultati il salmone, lo sgombro e il pesce azzurro in genere; il grado di protezione cardiovascolare è inferiore, invece, consumando tonno o pesci “bianchi” come merluzzo, dentice o sogliola», conclude il ricercatore. Articolo di Elena Meli (Corriere della Sera)